….Madame, pour la grotte?

Potrebbe cominciare con questa frase il racconto di quei giorni a Lourdes. Per noi che eravamo lì, queste parole hanno un significato molto particolare che rievoca interminabili risate e scene a dir poco esilaranti….

Del resto, pour la grotte è un buon inizio perché, in fondo, i pellegrini a Lourdes cercano proprio la grotta, la Grotte de Marie. Si desidera restare lì di fronte, in silenzio per ore ed ore, o magari accoccolarsi dentro in un cantuccio, provando una grande sensazione di protezione, quasi come un abbraccio materno.

Anche io sono partita per Lourdes spinta dall’esigenza di ritrovarmi lì, in silenzio, a ricomporre i frammenti di un’anima, per cercare di riemergere da un oceano di mestizia, frutto di un’esperienza dolorosa tanto quanto può essere dolorosa la malattia e poi la morte della persona amata, che ha condiviso con te lunghi anni, sogni e progetti di vita insieme…e poi vedere una giovane vita spezzarsi come un fiore reciso, forse perché era il fiore più bello da raccogliere.

Volevo essere lì per dire, a fatica, “Signore sia fatta la tua volontà, non la mia”, anche se mi fa male e non lo trovo giusto, non lo condivido e continuo a chiedermi: Perché?

Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò”, quante volte ho ripetuto a me stessa queste parole per trovare la forza di risollevarmi. Signore, mi hai tolto la mia roccia, il mio sostegno forse perché vuoi dirmi che sei solo TU mia roccia e mio aiuto?

Beh, questo era più o meno lo stato d’animo (ancora lo è spesso), con cui sono partita, però poi qualcosa è cambiato. Il Signore fa nuove tutte le cose ed è vero, “ Si, aprirò nel deserto una strada, metterò fiumi nella steppa” Isaia 43,20.

Direi proprio che, il tema pastorale dell’anno 2007 “Lasciatevi riconciliare con Dio”, presentato all’incontro del nove febbraio con il Vescovo di Lourdes e con il Direttore del Pellegrinaggio Nazionale P. Jacques Nieuviarts, era per me più appropriato che mai!!!

In fondo, che cos’è Lourdes se non una grande occasione di riconciliazione con Dio, attraverso semplici segni e gesti che vengono offerti ai pellegrini: la roccia, l’acqua, la luce, la via Crucis, il silenzio.

Di quei giorni a Lourdes ricorderò sempre con entusiasmo il musical “Luce del mondo” dei ragazzi di suor Elvira, una donna straordinariamente semplice ed umile. In lei rivedevo un’altra Madre Teresa, piccina come lei, un’altra matita nelle mani di Dio.

Una donna capace di “cose grandi”  perché ricolma di amore infinito per Dio e per gli altri. Questa donna è riuscita a ridare un senso ed una speranza alla vita di molti ragazzi, li ha trasformati, quasi “risuscitati” perché riportati ad una nuova vita.

Bello anche il ricordo della Processione Mariana del venerdì sera, non era come le altre “fiaccolate” dei pellegrinaggi estivi. In quei giorni a Lourdes si respirava un’area tutta particolare: il paesaggio invernale creava un’atmosfera suggestiva e diventava quasi inevitabile ripensare a quell’undici febbraio del 1858.

Ti chiedevi, allora, cosa si poteva provare ad essere lì in quel giorno, immaginavi Bernardette, le sue amiche e tutto quanto e ti sentivi poi coinvolta in quel mistero di amore, quasi come se fossi stata anche tu lì in quel tempo.

Lourdes è per me un angolo di Paradiso, una fonte inesauribile di acqua che rigenera e trasforma le tue sofferenze e le ansie; una fonte che disseta e placa quella fame e quella sete di cui parla Cristo.

Grazie a Dio per tutto questo e grazie ai miei quattro angeli custodi di quei giorni: Alberto, Mimmo, Luciano e Paolo. Vi voglio bene,

Mirella.

Modena, 17 marzo 2007.


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