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Clan “don Peppe Diana” Il 19 marzo, giorno del suo onomastico, veniva ucciso dalla camorra nel corridoio che dalla sacrestia porta alla chiesa don Giuseppe Diana, mentre stava per iniziare la Messa. Don Peppe era nato nel 1938, entrò nel Seminario Vescovile di Aversa dove frequentò le scuole medie e il Liceo per poi intraprendere gli Studi Teologici al Seminario di Posillipo conseguendo il diploma in Teologia Biblica. Successivamente si laureò in Storia e Filosofia Nel marzo '82 è stato ordinato sacerdote, e dall’89 era parroco di San Nicola a Casal di Principe Era uno scout, prima capo reparto dell’Aversa 1, poi assistente del gruppo, impegnato in zona e in regione, assistente nazionale dei Foulards Bianchi, assistente ecclesiastico dell’Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi Essere prete e scout significavano per lui la perfetta fusione di ideali e di servizio. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla camorra che infesta la sua zona. Con lo scritto e la parola si era posto a capo della comunità parrocchiale e cittadina per il loro riscatto. La sua voce ora è divenuta un grido che scuote le coscienze. «Dove c’è mancanza di regole, di diritto, — scriveva don Peppe — si affermano il non diritto e la sopraffazione. Bisogna risalire alle cause della camorra per sanarne la radice che è marcia. Una Chiesa diversamente impegnata su questo fronte potrebbe fare molto. Dovremmo testimoniare di più una Chiesa di servizio ai poveri, agli ultimi; dove regnano povertà, emarginazione, disoccupazione e disagio è facile che la mala pianta della camorra nasca e si sviluppi». E ancora: «Come pastori ci sentiamo le sentinelle del gregge e, se non sempre siamo stati vigili e attenti, stavolta il coraggio della profezia e la coscienza profonda di essere “lievito nella pasta” ci impongono di non tacere. Ai politici vecchi e nuovi diciamo: “Non improvvisate più, non è possibile governare senza programmi, senza un vera scuola di politica”. Ai giovani lanciamo l’invito di farsi avanti, di far sentire la propria voce e partecipare al dialogo culturale, politico e civile della vita comunale. Invitiamo infine i camorristi a tenersi in disparte, a non inquinare e affossare ancora una volta questo nostro caro paese, che ormai ha bisogno solo di Resurrezione». Il seme gettato nella terra muore, e dalla sua morte nasce tanto frutto: don Peppe è il seme, le coscienze di tutti noi il frutto maturato dal suo sacrificio. Abbiamo seguito il suo cammino sino al luogo che accoglie il suo corpo, ma abbiamo pregato anche per i suoi assassini, perché la nostra preghiera sia segno del perdono cristiano che dobbiamo a chi ci ha strappato, in modo così violento, un fratello. Ma il perdono non può essere diviso dalla giustizia, che vogliamo, che pretendiamo, perché solo così si può ristabilire la pace dei cuori e del vivere civile. Di lui ricordo, quando al termine di una celebrazione a Lourdes, nella raccolta chiesa di San Josef davanti ai suoi fratelli foulard bianchi, disse “la messa inizia adesso”...e conobbi don Peppe…. |